Wednesday, November 07, 2012

Il feticcio della legalità e la legittimità delle lotte sociali


Il feticcio della legalità e la legittimità delle lotte sociali
A cura di Think Lab

Il conflitto sociale è per sua natura qualcosa che disobbedisce alla legge, ne rompe gli argini, spezzando i confini, rivendicando come diritti cose che vengono considerate illegali. Il conflitto sociale, da sempre fuori legge è anche una delle principali sorgenti della legge, che si riarticola, si conforma, nasce, muore e si trasforma sulla base dei rapporti sociali di forza.
Watch live streaming video from metrixvideocrew at livestream.com
Leggi qui sotto la nostra analisi e clicca qui per altri contributi sul tema
occupare2
Per questo il feticcio della legalità non è soltanto una ridicola ipocrisia, ma è un formidabile strumento per controllare e colpire chi si batte per una giustizia sociale. E' necessario destrutturare questo concetto e rielaborarne in maniera dinamica  il significato. Cosa significa pensare la legalità come terreno di conflitto? Cosa significa pensare alla legittimità come qualcosa che non deriva mai dall'alto e che viene sempre prima, dal punto di vista etico, ma anche politico e cronologico, rispetto alla legalità?
Vogliamo partire dai fatti concreti perché, come si dice, hanno la testa dura e sono sempre un buon trampolino. I fatti ci dicono che siamo di fronte ad una crisi globale dalle dimensioni spaventose, che ha un solo precedente paragonabile nella crisi del '29. Si ripropone però il debito come un macigno capace di strangolare l'economia di interi paesi e soffia forte il fuoco della guerra tra poveri. Tuttavia il mondo da allora  cambiato, per esempio inedita è la sensazione che il capitalismo si stia avviando ad un definitivo divorzio con la democrazia, tramite le imposizioni tecnocratiche. Chi decide è uno dei problemi che hanno tuti di fronte oggi, anche i movimenti, in questo caso potremmo dire Chi fa le leggi, chi le deve rispettare, chi le garantisce?
Vogliamo cercare delle strade nelle pratiche dei movimenti sociali e di chi pratica il diritto di resistenza. Dalla pratica di Occupy, (Wall Streets e poi All Streets) fino agli attacchi di Hacking di Anonymous, anche in Occidente si è parlato con voce forte il linguaggio del rifiuto del potere costituito, lo stesso che ha scosso il Maghreb. Che valore ha l'illegalità quando è pratica di resistenza, ma anche quando è pratica quotidiana e diffusa come avviene per il filesharing senza copyright o per l'occupazione delle case per necessità?
Poi vogliamo proseguire con la ricostruzione  storica, passando per esempio dalle jacquerie e dalle lotte sindacali ed anticoloniali, coltivando quella memoria senza la quale, come si dice, non c'è futuro. Successivamente vogliamo entrare con i piedi nel piatto della "scienza giuridica" e capire come farne campo di battaglia in cui affermare spazi di libertà. Dopodiché affronteremo la filosofia politica, se non altro per smentire la banalità del pensiero unico,  come scrissero sui muri di Bologna nel 1977, "per il gusto di pensare che tutto quello fu detto, scritto e organizzato non era inevitabilmente vero". La filosofia liberale con Locke, ancora prima del materialismo storico marxista si pone il problema della legittimità della legge. A dire che la legge è sempre legittima, perché deriva dal sovrano ci ha pensato una lunga tradizione filosofica, quella di Hobbes e del suo Leviatano, ma anche quella di Schmitt e del suo Stato di eccezione. Ma nessuno li ha mai scambiati per dei rivoluzionari e nemmeno per sinceri democratici.
Per affrontare tutto questo abbiamo bisogno delle energie e dei contributi di tanti, perché dovremo metterci in gioco in tanti, così come in tanti ci mettiamo in gioco con i nostri corpi, contro le ingiustizie, anche quelle della legge. Solo che la posta, in questo caso, è la comprensione del presente, che serve, come si sa, a prendere posizione, dunque ad essere partigiani, ma anche ad essere nel posto giusto, al momento giusto.
Contributi:
Primo incontro:

No comments: